SONETTO
Vigile è il cor sul mio sdegnoso aspetto,
E qual tu il pingi, Artefice elegante,
Dal dí ch'io vidi nel mio patrio tetto
Libertà con incerte orme vagante.
Armi vaneggio, e il docile intelletto
Contesi alle febee Vergini sante;
Armi, armi grido; e Libertade affretto
Piú ognor deluso e pertinace amante.
Voce inerme che può? Marte raccende,
Vedilo, all'opre e a sacra ira le genti:
Siede Italia, e al flagel l'omero tende.
Pur, se nell'onta della Patria assorte
Fien mie speranze, e i dí taciti e spenti,
Per te il mio volto almen vince la morte.
|
|