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MSDE Catullo Parini Foscolo Gozzano Anarchie Sardinia Laurasia

 

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  ♦ II Alla amica risanata
 
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  ♦ X Contro Joseph Hume
  ♦ XI Contro Vincenzo Monti
  ♦ XII Contro il «Bardo» del Monti
  ♦ XIII Contro i governanti di Venezia
  ♦ XIV Contro Gianmaria Febrari
 
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II
ALLA AMICA RISANATA



Qual dagli antri marini
L'astro piú caro a Venere
Co' rugiadosi crini
Fra le fuggenti tenebre
Appare, e il suo vïaggio
Orna col lume dell'eterno raggio;

Sorgon cosí tue dive
Membra dall'egro talamo,
E in te beltà rivive,
L'aurea beltate ond'ebbero
 








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Ristoro unico a' mali
Le nate a vaneggiar menti mortali.

Fiorir sul caro viso
Veggo la rosa, tornano
I grandi occhi al sorriso
Insidïando; e vegliano
Per te in novelli pianti
Trepide madri, e sospettose amanti.

Le Ore che dianzi meste
Ministre eran de' farmachi,
 




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Oggi l'indica veste
E i monili cui gemmano
Effigïati Dei
Inclito studio di scalpelli achei,

E i candidi coturni
E gli amuleti recano,
Onde a' cori notturni
Te, Dea, mirando obliano
I garzoni le danze,
Te principio d'affanni e di speranze:
 




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O quando l'arpa adorni
E co' novelli numeri
E co' molli contorni
Delle forme che facile
Bisso seconda, e intanto
Fra il basso sospirar vola il tuo canto

Piú periglioso; o quando
Balli disegni, e l'agile
Corpo all'aure fidando,
Ignoti vezzi sfuggono
 




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Dai manti, e dal negletto
Velo scomposto sul sommosso petto.

All'agitarti, lente
Cascan le trecce, nitide
Per ambrosia recente,
Mal fide all'aureo pettine
E alla rosea ghirlanda
Che or con l'alma salute April ti manda.

Cosí ancelle d'Amore
A te d'intorno volano
 




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50
Invidïate l'Ore.
Meste le Grazie mirino
Chi la beltà fugace
Ti membra, e il giorno dell'eterna pace.

Mortale guidatrice
D'oceanine vergini,
La parrasia pendice
Tenea la casta Artemide,
E fea terror di cervi
Lungi fischiar d'arco cidonio i nervi.
 




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Lei predicò la fama
Olimpia prole; pavido
Diva il mondo la chiama,
E le sacrò l'elisio
Soglio, ed il certo telo,
E i monti, e il carro della luna in cielo.

Are cosí a Bellona,
Un tempo invitta amazzone,
Die' il vocale Elicona;
Ella il cimiero e l'egida
 




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Or contro l'Anglia avara
E le cavalle ed il furor prepara.

E quella a cui di sacro
Mirto te veggo cingere
Devota il simolacro,
Che presiede marmoreo
Agli arcani tuoi lari
Ove a me sol sacerdotessa appari,

Regina fu, Citera
E Cipro ove perpetua
 




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80
Odora primavera
Regnò beata, e l'isole
Che col selvoso dorso
Rompono agli Euri e al grande Ionio il corso.

Ebbi in quel mar la culla,
Ivi erra ignudo spirito
Di Faon la fanciulla,
E se il notturno zeffiro
Blando sui flutti spira,
Suonano i liti un lamentar di lira:
 




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Ond'io, pien del nativo
Aër sacro, su l'itala
Grave cetra derivo
Per te le corde eolie,
E avrai divina i voti
Fra gl'inni miei delle insubri nipoti.
 




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