II
DI SE STESSO
Non son chi fui; perí di noi gran parte:
Questo che avanza è sol languore e pianto.
E secco è il mirto, e son le foglie sparte
Del lauro, speme al giovenil mio canto.
Perché dal dí ch'empia licenza e Marte
Vestivan me del lor sanguineo manto,
Cieca è la mente e guasto il core, ed arte
L'umana strage, arte è in me fatta, e vanto.
Che se pur sorge di morir consiglio,
A mia fiera ragion chiudon le porte
Furor di gloria, e carità di figlio.
Tal di me schiavo, e d'altri, e della sorte,
Conosco il meglio ed al peggior mi appiglio,
E so invocare e non darmi la morte.
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